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Paragrafo 12 . L'Italia divisa.

     
Il giorno successivo all'annuncio dell'armistizio la famiglia reale  e
il governo abbandonarono Roma diretti a Pescara e quindi, via mare, si
rifugiarono a

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Brindisi sotto la protezione degli alleati. Il loro esempio fu seguito
da  vari  alti  ufficiali. Nessun piano di difesa  venne  predisposto:
l'Italia era praticamente abbandonata a se stessa.
     I  tedeschi,  con  le  loro sedici divisioni dislocate  su  quasi
tutta  la  penisola, occuparono i nodi strategici  e  intimarono  alle
truppe  italiane di arrendersi e consegnare le armi; colti di sorpresa
e  privi  di  ordini  chiari, ufficiali e soldati si  arresero  oppure
fuggirono  a  casa;  ogni  tentativo di resistenza  venne  rapidamente
soffocato.  Ancora  pi  tragica fu la sorte dei  reparti  all'estero,
specialmente di quelli nei Balcani, da tempo privi di rifornimenti  ed
esposti  agli  attacchi  dei partigiani  e  ora  anche  a  quelli  dei
tedeschi; a Corf e a Cefalonia, nelle isole Ionie, alcune migliaia di
soldati  che  avevano  dichiarato di  non  voler  collaborare,  furono
sterminati; in Grecia e in Iugoslavia molti si unirono alle formazioni
partigiane locali, mentre quelli che si arresero vennero deportati nei
campi di concentramento.
     Senza  esercito,  con  un  sovrano ed un  governo  che  pensavano
soprattutto  a  salvare se stessi, occupata da  ex  alleati  diventati
nemici  che si consideravano traditi e da ex nemici diventati  alleati
ma  diffidenti, l'Italia si trov ridotta a campo di battaglia, in cui
si   scontrarono  duramente  e  con  gravissime  conseguenze  per   la
popolazione civile le truppe alleate e quelle tedesche. Queste ultime,
alla  fine  di  settembre, furono costrette ad abbandonare  Napoli  in
seguito  ad  una rivolta popolare (27-30 settembre 1943:  le  "quattro
giornate di Napoli") e si attestarono quindi lungo la "linea difensiva
Gustav", che andava da Gaeta a Vasto, a sud di Pescara.
     Alla  divisione territoriale del paese in due parti  occupate  da
truppe  straniere  si  sommava  quella politica.  A  Brindisi  si  era
insediato il governo del cosiddetto "regno del sud", che doveva fare i
conti  sia  con gli alleati che con i partiti antifascisti.  I  primi,
ancora  diffidenti, non erano disposti a concedergli troppa autonomia,
tanto  che, quando Badoglio dichiar guerra alla Germania (14  ottobre
1943),  riconobbero  l'Italia  come  nazione  "cobelligerante"  e  non
alleata  ed  ammisero  solo  una ridotta partecipazione  delle  truppe
italiane alle operazioni militari. I partiti antifascisti (il  partito
d'azione,   fondato  nel  giugno  del  1942  ed  erede  del  movimento
"giustizia  e  libert"; la democrazia cristiana, fondata nell'ottobre
del  1942  da  Alcide  De  Gasperi e  da  altri  esponenti  del  mondo
cattolico;  il  partito  comunista; il partito repubblicano  e  quello
socialista, ricostituisi nell'estate del 1943; il partito  liberale  e
democrazia  del  lavoro,  fondati nel  luglio  del  1943),  che  il  9
settembre  1943  a Roma avevano costituito il comitato di  liberazione
nazionale (CLN), negavano qualsiasi collaborazione al governo Badoglio
e chiedevano l'abdicazione del re.
     A  nord, Mussolini, che il 12 settembre era stato liberato  dalla
prigione di Campo Imperatore sul Gran Sasso da un commando delle SS  e
condotto  in Germania, aveva rifondato il partito fascista e un  nuovo
stato denominato Repubblica sociale italiana, con un governo insediato
a  Sal  sul  lago  di  Garda e con un esercito che  si  proponeva  di
continuare la guerra a fianco della Germania. Il nuovo stato  fascista
era   completamente   asservito  ai  tedeschi,   ai   quali   si   un
nell'attuazione del programma nazista, compresi la persecuzione  e  lo
sterminio   degli   ebrei,  e  soprattutto  nella  repressione   della
resistenza  armata,  che si stava sviluppando in tutto  il  territorio
occupato.
     I   primi   raggruppamenti   partigiani   erano   stati   formati
nell'Italia centro-settentrionale subito dopo l'8 settembre  del  1943
da antifascisti liberati
     
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     dalla  prigionia  e  dal  confino o  tornati  dall'esilio,  e  da
soldati  e  ufficiali  che  avevano  lasciato  i  loro  reparti   dopo
l'annuncio dell'armistizio. A questi primi nuclei si un un  crescente
numero  di  volontari  e  si  formarono quindi  divisioni  e  brigate,
collegate  con  partiti e movimenti politici. Le brigate  "Garibaldi",
che  rappresentavano il 40-50% del totale, facevano  capo  al  partito
comunista;  seconde per numero erano le "Rosselli" e le  "giustizia  e
libert", legate al partito d'azione; di ispirazione socialista  erano
le "Matteotti"; esistevano infine gruppi di orientamento democristiano
ed anche monarchico.
     L'appartenenza a formazioni diverse corrispondeva ad  aspirazioni
politiche differenti e in certi casi contrastanti; ci non imped per
l'unitariet della lotta contro il nazifascismo. Nel gennaio del  1944
si  form il comitato di liberazione nazionale alta Italia (CLNAI) con
compiti  di coordinamento dei vari CLN locali. Nel giugno del 1944  le
varie formazioni si unirono sotto un unico comando nel corpo volontari
della libert (CVL).
     Le   azioni  militari  partigiane  erano  quelle  tipiche   della
guerriglia  (sabotaggi,  attacchi  improvvisi  e  rapidi  ai   reparti
tedeschi, azioni di disturbo), anche se non mancarono combattimenti in
campo  aperto.  Nelle citt operavano i gruppi di  azione  patriottica
(GAP),  formati  da tre o quattro persone con il compito  di  compiere
attentati ai danni dei fascisti e dei tedeschi; in campagna le squadre
di  azione  partigiana  (SAP) organizzavano  sabotaggi  e  curavano  i
collegamenti tra le varie formazioni. L'azione militare partigiana  fu
affiancata  e  sostenuta da una serie di manifestazioni quotidiane  di
ostilit al nazifascismo (scioperi, rifiuto di collaborazione con  gli
occupanti, aiuto ai partigiani, agli ebrei, ai prigionieri  di  guerra
alleati,   propaganda  politica  antifascista),   che   confer   alla
Resistenza il carattere di lotta popolare.
